LA FESTA DEL MAJA
Finalmente Primavera!! Il caldo di questi giorni, grazie anche alle abbondanti piogge di aprile, ha provocato lo sbocciare nelle nostre campagne di papaveri, ginestre, sulle, orchidee selvatiche e tanti altri fiori.
Gli antichi festeggiavano le Floralia con una serie di riti dedicati alla dea Flora, dea dei fiori e della Primavera, celebrati in questo delicato passaggio stagionale di rinascita della natura.
In alcune località molisane ancora oggi viene celebrato il ritorno della Primavera, a Fossalto(CB) con la Pagliara e ad Acquaviva Collecroci( CB) con la festa del Maja.
Certo, è difficile affermare con certezza che ci sia un collegamento, un' omologia, con i riti riferiti alle divinità pagane, tuttavia è evidente il legame di queste feste alla nostra cultura agro-pastorale, legata al ciclo della natura: il ritorno della bella stagione , per chi vive dei frutti della terra, veniva accolto con gioia con riti propiziatori di un buon raccolto e di abbondanza alimentare.
In entrambi i paesi, un cono ricoperto di fiori, da un uomo presente al suo interno, è portato per le vie del paese e viene accompagnato dai cittadini che intonano inni alla Primavera.
Il Professore Giovanni Piccoli, di Acquaviva Collecroci, è uno degli artefici del recupero di questa festa che rischiava di scomparire, ma grazie al suo impegno, da trenta anni, nel piccolo centro " croato", il Maja si celebra con regolarità.
Il Maja, con un peso di circa 60 Kg, ha uno scheletro interno costituito da rami di salici e altre piante sui quali vengono disposti i fiori: fiori di ginestre, di sulla,di biancospino, orchidee selvatiche, ma anche spighe di cereali, rami con piccoli frutti di mandorle, peri selvatici, baccelli di fave , asparagi selvatici, carciofi etc.
Il Maje viene accompagnato per le vie del paese da musici che eseguono canti tradizionali e in particolare quello del Maje:
„Ko je reka Maja ša dokj
Iskod vana ka ga vidiš prokj
(Chi ha detto che maggio non sarebbe venuto?
Esci fuori che lo vedi passare.)
Lipe spodare naše , hitite nami štokodi,
mi jesmo čeliade vaše ( rit.)
(Bei signori nostri,
gettateci qualcosa!
Noi siamo gente vostra.)
.......................................................
......................................................."
Il cono di fiori si sposta per le vie del paese ed effettua soste nei pressi di abitazioni private: le famiglie accolgono il maja con gioia e offrono ai cittadini dolci caratteristici come i "cepellate", pane con frittata di asparagi, formaggio e naturalmente vino.
Quest'anno è stato molto emozionante quando un giovane e bravo cantore di Acquaviva, Walter , e " zia Assunta", anziana di quasi novant'anni, accompagnati dall'organetto di Tonino e dai Guje di Guglionesi, , hanno eseguito insieme diversi brani popolari in lingua croata: un segno di speranza, la tradizione che continua, tramandata dagli anziani alle nuove generazioni. Altro segno che riporta fiducia è la rinascita in questo grazioso paese molisano della Pro loco guidata da giovani volenterosi:la meravigliosa festa del Maja è stata realizzata anche grazie al loro intenso impegno.
Ad Acquaviva Collecroci oltre ai canti viene eseguita una particolare danza " La spallata" nella quale i ballerini, durante la spettacolare esecuzione, si colpiscono con le anche.
Resta da svelare se il rito di festeggiare "Maje" sia una tradizione importata dall'altra sponda dell'Adriatico da dove, nel Cinquecento, i croati , da profughi, sono arrivati sulle coste molisane.
Va ricordato, tuttavia, che con un rito molto simile a Fossalto , sempre il primo maggio, viene festeggiato l'arrivo della Primavera con "la Pagliara"
Inoltre nel Basso Molise, tra la fine d'aprile e per tutto maggio, vengono celebrate altre feste in cui compaiono i simboli legati alla nostra cultura agro-pastorale e i riferimenti al passaggio stagionale: carri agricoli addobbati da fiori, trainati da buoi, sui quali sono disposti rami d'olivo "ca tecchie" ( con l'infiorescenza) sui quali sono appesi prodotti caseari, nastri .
Nella festa di San Pardo, a Larino, viene cantata la laudata in onore del Santo Patrono, in questo antico canto devozionale non mancano espliciti riferimenti al passaggio stagionale e il nostro legame con i frutti della Terra ( di seguito alcuni frammenti della Laudata) :
".................................................
.................................................
I voglie candà tutte stu maje.......
.......................................................
.............................................................
A primmavera si complisce il mondo
E sopre l'arbre nude spunna a fronna.
De hiure ze reveste a cambagne,
e l'aucielle d'amore gran festa fanne.........
..................................................................
..................................................................
...."Mo' che u hiore cade e spunde u frutte....
......................................................................"
La presenza di elementi comuni sia nel maja che nelle carresi è certamente legata alla nostra cultura agricola e pastorale:le due feste condividono l'ambiente in cui indipendentemente sono nate, affondano le radici nello stesso humus.
Tuttavia, nel testo di Antonio Perrotta " Poesie e canti popolari, raccolti a Bonefro" è riportato un brano dal titolo " Chenzune du Maie "in cui si fa esplicito riferimento all'arrivo in paese di un cono addobbato da fiori e primizie di maggio.
Secondo l'autore, poco dopo la metà dell'Ottocento, "venne in paese un Pagliaio di forma conica e molto allungato, ricoperto, tutto intorno, di fiori e di primizie di maggio, con in cima tre rametti di ginestra .........D'onde veniva il maie nessuno era certo, chi diceva da Larino, chi da Montorio nei Frentani, chi da altri paesi del Molise........il certo è che al paese giunse quella volta ai primi di maggio"
Di seguito riporto alcune strofe del canto, che all'origine veniva accompagnato da una chitarra battente, riportato nel testo di Antonio Perrotta :
" Chi l'ha ditte che Maie n'è menute ?
Scite qua ffore lu vedete vestute!
( ritornello che si presenta molto simile alla prima frase del testo in croato Maja))
.................................................................
Maie mi è mmenute de la uerenze(n.d.a.:guarenza : la contrada di Larino?)
L'oreie spiche e llu rane cumenze
rit.
Maie mi è mmenute de Mendoreie
Purtame nu bbon ggiorne e ddo Llebboreie
.................................................................
.................................................................
rit
Quanne la petrone ggire pe lla case,
mo me la tolle la pezze de casce
........................................................"
E' probabile che il maja, da Acquaviva Collecroci, o da altri centri, girasse anche per altri paesi del vecchio circondario di Larino, questo potrebbe trovare conferma dall'ultima strofa del canto in croato del Maja:
Maja je još di su te (i)z Larina,
otvorita bačve, točita vina!
(Maggio è ancora da quelli di Larino,
aprite le botti, spillate il vino!)
A parte i misteri da chiarire, una cosa è certa, il Molise deve essere grato alle genti di Acquaviva Collecroci per aver conservato questa meravigliosa festa, che rappresenta una vera ricchezza per tutta la regione, che andrebbe, senza snaturarla facendone perdere la genuinità, valorizzata e promossa a fini turistici.
Partecipare al rito del Maja è stata un'esperienza indimenticabile, ho provato profonde emozioni, da oggi ho la primavera nel cuore.
Pastorini Marcello( Presidente dell'Ecomuseo Itinerari Frentani www.itinerarifrentani.it )